Solo ora, ad oltre due mesi dalla scadenza per l'esercizio del diritto di opzione, la Sede Centrale INAF ha diffuso una tabella con i risultati ufficiali. Tuttavia, da tale tabella non è possibile evidenziare la percentuale degli optanti. Per questi, è disponibile una tabella ufficiosa, con le suddivisioni per sede e per livello. Come risultato complessivo, risulterebbe che soltanto circa il 12% degli aventi diritto ha optato per il comparto ricerca.
Ancora manca un comunicato ufficiale di commento dei risultati stessi, né questi risultano essere stati discussi dal CdA, almeno da come si evince dai relativi verbali. Riteniamo quanto meno anomalo che i dipendenti INAF non siano messi a conoscenza della posizione dell'INAF riguardo ad argomenti così importanti per la gestione stessa dell'Ente.
Permetteteci di esprimere alcune riflessioni su questa percentuale così bassa:
1. E' evidente che, a grande maggioranza, il personale di ricerca ex-Osservatori non si è lasciato intimidire dalle ripetute e forti pressioni dell'Ente pro opzione. Inoltre, con lettera di autotutela e diffida all'Ente, molti hanno voluto mettere in evidenza che non si intende rinunciare allo stato giuridico, tanto più di fronte a informazioni ufficiali molto lacunose sulle prospettive per chi opta e per chi non opta. Come, ad esempio, l'incertezza sui trattamenti pensionistici e quella sull'apertura dei concorsi interni a tutto il personale (incertezza riconosciuta dagli stessi vertici INAF, visto che è oggetto di un quesito inviato al Ministero).
2. Se un'unificazione delle prerogative del personale di ricerca è auspicabile, questa non può costituire il pretesto per un'azione di forza, da parte della Dirigenza, per ridimensionare i diritti di una parte di esso. Come i fatti dimostrano, una tale politica è risultata fallimentare. Peraltro, riteniamo sempre valida ed auspicabile l'ipotesi di un'elevazione dei diritti di tutto il personale di ricerca, in primis con l'acquisizione dello stato giuridico.
3. Constatiamo, e ci auguriamo che lo faccia anche la Dirigenza, che il personale di ricerca ex-Osservatori resta una componente molto consistente dell'INAF e quindi non saranno proponibili discriminazioni nel momento in cui l'ente metterà in atto procedure interne di avanzamento di carriera.
Read more...
domenica 4 ottobre 2009
Come è finita con le opzioni?
mercoledì 8 luglio 2009
APPLICABILITA' DEL CONTRATTO
ART. 1 - CAMPO DI APPLICAZIONE 1. Il presente CCNL si applica a tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato, esclusi i dirigenti amministrativi, dipendente dalle amministrazioni del comparto di cui all'art. 6 del CCNQ sulla definizione dei comparti di contrattazione collettiva stipulato l'11 giugno 2007. L'articolo 6 in questione elenca gli enti del "Comparto del personale delle Istituzioni e degli Enti di ricerca e sperimentazione", e l'INAF viene indicato espressamente. Lo stesso Contratto Quadro, nell'articolo 12, però afferma che il personale ricercatore delle Università viene esplicitamente ESCLUSO dalla applicabilità del CCNQ stesso. Riporto il testo dell art. 12 Art. 12 Comparto del personale delle Università 1. Il comparto di contrattazione collettiva di cui all'art. 2, comma 1, lettera L) comprende - ad eccezione dei professori e ricercatori - il personale dipendente dalle seguenti amministrazioni (ivi incluso quello di cui all’art. 69, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165): - università, istituzioni universitarie e le aziende ospedaliere universitarie di cui alla lettera a) dell’art. 2 del decreto legislativo del 21 dicembre 1999, n. 517; - Istituto universitario di scienze motorie (IUSM) di Roma. NOTE PERSONALI SULL’APPLICABILITA’ DEL CONTRATTO Tutti noi ricercatori astronomi rientriamo sicuramente nella definizione prevista all’art. 1 essendo “personale con rapporto a tempo indeterminato dipendente dalle amministrazioni del comparto di cui all'art. 6 del CCNQ". Per quanto riguarda l’art. 12, non riteniamo ci possa riguardare, infatti noi non siamo dipendenti di un’amministrazione universitario o di tipo universitario. Siamo sicuramente equiparati ai ricercatori universitari per legge. D'altra parte siamo equiparati anche ai ricercatori EPR come risulta dalle tabelle di equiparazione (stabilite in sede di accordo integrativo con le OO.SS. come previsto dal regolamento dell'INAF a cui la legge istitutiva dell'INAF demandava le modalità relative all'inquadramento del personale INAF proveniente dal comparto università) e quindi le due equiparazioni devono essere tenute quanto meno in ugual conto. Ci rendiamo conto che “il legislatore” quando ha scritto l’art. 1 del CCNL non poteva mai pensare ad una situazione di questo tipo. In ogni caso, il testo dell'art. 1 indica che l'interpretazione data dalla Dirigente Amministrativa che "niente" del contratto possa essere applicato agli astronomi sia quanto meno restrittiva. Su queste basi ribadiamo la necessità di una più attenta valutazione della situazione dovuta all'atipicità dell'Ente, ritenendo che poiché molte questioni legate al funzionamento dell'Ente sono regolate dal CCNL, questo, sulla base dell'art. 1 del CCNL, debba applicarsi anche agli astronomi, escludendo le situazioni in cui intervengano leggi specifiche che si applicano solo agli astronomi e che quindi avrebbero la precedenza.
mercoledì 17 giugno 2009
Dipendenti tutti uguali? La dirigenza INAF sembra pensarla così!
Apprendiamo dal sito INAF che in data odierna il Presidente ha comunicato al CDA di voler documentare ai Ministeri vigilanti la particolare situazione dell’INAF per quanto concerne la coesistenza, al suo interno, di personale di ricerca afferente a due diversi comparti e alla opportunità di evitare che ciò possa generare disparità di trattamento in presenza di identità di ruoli e funzioni. Il Presidente intende quindi chiedere, eventualmente supportato da pareri legali, che laddove la normativa prevede che il personale “interno” possa usufruire delle opportunità previste dal contratto degli Enti Pubblici di Ricerca (in special modo quelle relative agli sviluppi di carriera) questo vada inteso come interno all’Ente e non, in maniera restrittiva, limitato ad un solo comparto. Il Presidente ha altresì informato il CdA di aver chiesto alle OO.SS di sostenere questa iniziativa.
Sappiamo altresì che questa posizione del Presidente non trova l'approvazione di alcune sigle sindacali (vedi lettera spedita in data odierna alla lista discussioni e dipendenti dal Direttore OABO in qualità di membro del Gruppo di Lavoro istituito su indicazione del collegio dei Direttori ).
Noi apprezziamo questa iniziativa e riconosciamo al Presidente l'intenzione di dirimere con ragionevolezza la questione opzione/concorsi riservati.
Invitiamo i nostri colleghi del comparto EPR a esprimere la loro solidarietà a questa iniziativa o, qualora fossero contrari, a comunicarci la ragione delle loro riserve, in modo da porre rimedio e agire nell'interesse di tutto il personale di ricerca.
mercoledì 3 giugno 2009
Riflessioni sullo stato di disagio dei ricercatori dell’INAF
162 astrofisici dell'INAF hanno mandato in data odierna una lettera al Presidente, al CDA, e p.c. al CS dell'INAF sul tema: Riflessioni sullo stato di disagio dei ricercatori dell’INAF.
La lettera propone alcune riflessioni sui seguenti argomenti:
- Anomalia nella legge costitutiva dell’INAF che prevede un organico composto da due tipologie di personale (famose tab. 1 e tab. 2)
Il DL 138/2003 stabilisce che l’organico e il personale dell’INAF sono unici, con uguali mansioni. Allo stesso tempo, divide organico e personale per tipologie (tabelle 1 e 2 del DL 138). Compito dell’Ente dovrebbe essere quello di proporre soluzioni che, nelle more delle leggi vigenti, equiparino al meglio le condizioni delle due tipologie di personale di ricerca. La differenza più macroscopica è che gli Astronomi posseggono una figura giuridica, cioè il loro ruolo è definito dal D.P.R. 382/1980 e dal successivo D.P.R. 163/1982, mentre il ruolo dei ricercatori degli istituti ex-CNR è definito da un Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL). I nostri sforzi dovrebbero essere diretti tanto ad ottenere che tutti i ricercatori dell’INAF possano acquisire una figura giuridica e un ruolo definito da una legge - al pari degli altri settori strategici della nostra società – quanto a raggiungere un eguale e migliore trattamento economico, e le migliori condizioni di lavoro possibili (ad esempio sulle trattenute stipendiali per malattia, recuperi, transitabilità verso l’Università e viceversa, trattamento pensionistico, assicurazione sanitaria etc.). Magari non tutto e subito ma almeno un passo in questa direzione sarebbe molto importante. Notiamo, invece, che la richiesta pressante ai ricercatori astronomi di optare per il CCNL va in senso opposto. Per di più, questo avviene a ridosso di un'imminente riforma dell'Ente (come da Legge 165/2007 e successiva proroga al 31 dicembre 2009), che, per un ente compatto, dovrebbe essere una occasione per contrattare l'estensione dello stato giuridico a tutti i ricercatori dell'Ente.
A tale proposito vorremmo ricordare che INAF ha sottoscritto la Carta Europea dei Ricercatori, impegnandosi formalmente ad adottarne i principi e le misure previste ed adeguandovi le proprie norme statutarie ed i conseguenti regolamenti esecutivi. In particolare, il documento recita: "Gli stati membri dovrebbero sforzarsi di offrire ai ricercatori dei sistemi di sviluppo di carriera sostenibili in tutte le fasi della carriera, indipendentemente della loro situazione contrattuale e dal percorso professionale scelto, e impegnarsi affinché i ricercatori vengano trattati come professionisti e considerati parte integrante delle istituzioni in cui lavorano".
- Discriminazione nell’avanzamento di ruolo per forzare la transizione dei ricercatori astronomi al comparto EPR.
È evidente che il ruolo di ricercatore e le condizioni economiche e di lavoro descritte nel CCNL sono in complesso peggiori di quelle degli astronomi. Per questo motivo l’ interpretazione, evidenziata nel punto 5) della lettera della Direzione Amministrativa, DA, del 7/4/2009, prot. 2264/09 di considerare "esterno" il personale astronomo dell’INAF nei concorsi cosiddetti “riservati” ai dipendenti INAF, appare discriminatorio (al punto da apparire ricattatorio) nella sostanza. Tanto più se sostenuto dalle dichiarazioni del vertice INAF che esplicitano l’intenzione di privilegiare, nel futuro, questo tipo di avanzamenti di ruolo. Di fatto, queste due cose azzererebbero le possibilità di carriera degli astronomi che non transitassero nel comparto ricerca.
In generale, va sottolineato che lo spirito della legge non può e non deve essere solo quello di tutelare gli assegnatari di un certo contratto, ma di salvaguardare le progressioni di carriera all'interno dell'ente. Questa è una specificità degli istituti di ricerca e consegue direttamente dalla unicità della ricerca scientifica: quest’ultima richiede una tipologia del lavoro orientata allo sviluppo di progetti e attività coordinate sviluppati su anni, addirittura decenni, la cui continuazione è negli interessi dell'ente - per questo è interesse dell'ente che tutti i ricercatori abbiano una speranza concreta di carriera interna.
Nello specifico, riteniamo che l'interpretazione della DA nella lettera citata sopra sia solo una tra le possibili interpretazioni della legge e del CCNL (vedi allegato). Conseguentemente, riteniamo che il problema non sia solo di natura tecnico/amministrativa, ma anche e soprattutto un problema di politica scientifica, che non possa perció essere demandato ai soli uffici tecnico/amministrativi, ma richieda invece una chiara presa di posizione ed una precisa assunzione di responsabilità del Presidente e del CdA.
Se il confronto si dovesse ridurre ad una mera questione di interpretazioni e relativa giurisprudenza sarebbe una sconfitta della logica e del buon senso, e per di piu’ aprirebbe la strada a tutta una serie di ricorsi, con il risultato di bloccare eventuali concorsi per anni, attraverso qualsiasi canale.
Inoltre, è importante evidenziare che la partecipazione degli astronomi ad eventuali concorsi riservati non limita i posti a disposizione per i colleghi che già afferiscono al CCNL. Questo perchè il numero totale dei posti di I e II livello destinati alle procedure selettive sarebbe proporzionale a tutti gli appartenenti al livello inferiore, inclusi quindi gli astronomi stessi. Limitarsi a prospettare un azzeramento delle opportunità di carriera di una parte del personale dell’INAF per far transitare il maggior numero possibile di astronomi significa a nostro avviso porre il problema dell'opzione nella maniera sbagliata. Ad esempio, andrebbe notato che se tutti gli astronomi transitassero nel contratto ricerca, l'INAF avrebbe nei prossimi anni un sostanzioso residuo di cassa. È evidente come la predisposizione di un piano chiaro e trasparente, che indichi l’intenzione di investire questi fondi per nuove assunzioni sui tre livelli e per benefici ai dipendenti pesantemente penalizzati da questa operazione, sia propedeutico a una campagna a favore delle opzioni. E' inoltre evidente a tutti come la stragrande maggioranza degli astronomi ordinari, per non dire la totalità non opteranno, e manterranno quindi il loro ruolo. Di conseguenza ci troveremo nella situazione bizzarra per cui al personale viene chiesto di aderire ad un contratto rifiutato proprio dalla dirigenza, che rimarrebbe nel ruolo degli astronomi.
Ferma restando questa situazione, è difficile trovare argomenti plausibili a favore dell’opzione, se non appunto la forzatura dell’interpretazione del DL 138 e dell’Art. 15 del CCNL.
Per concludere, si deve ricordare che la scelta di ricorrere unicamente ed in modo reiterato a concorsi riservati ai dipendenti interni per l’accesso ai livelli I e II comporta l’impossibilità di arruolare su questi livelli personale esterno all’Ente, personale Universitario o di altri enti di ricerca o di base all’estero. Il risultato condurrebbe ad un inaccettabile isolamento dell’Ente, come ricordato anche dal recente documento approvato dal Consiglio Scientifico dell’INAF.
- Reclutamento
La questione del reclutamento non può essere limitato a quello relativo ai livelli I e II, ma deve includere anche il III livello, anche numericamente il più rilevante. Il numero di senior post-doc (escludendo dottorandi e primi post-doc ed includendo post-doc italiani all’estero) è di circa 200/anno, e in aumento costante.
In termini di programmazione e di politica della formazione questo è un risultato di assoluta eccellenza, con enormi investimenti di tempo, energie e risorse. A fronte di un capitale umano così vasto, negli ultimi otto anni INAF ha offerto opportunità di reclutamento (i.e. concorsi per III livello) a un tasso di circa 6-7 nuove posizioni/anno, ossia ~0.3 per struttura INAF.
A queste nuove posizioni vanno aggiunte le “stabilizzazioni”, che hanno permesso di assumere ~40 ricercatori che svolgevano da lungo tempo un eccellente lavoro, soprattutto negli istituti ex-CNR. Va sottolineato, che le stabilizzazioni hanno interessato meno del 20% dei senior post-doc, cioè quelli con un contratto TD da più di tre anni all’ottobre 2007.
Purtroppo, anche sommando le stabilizzazioni, si arriva a ~10 nuove posizioni/anno negli ultimi 8 anni, un’offerta equivalente al 5% del capitale umano, e molto minore del turn-over. Il risultato è che l’INAF, assieme alle Università, ha formato un grande numero di nuovi ricercatori estremamente validi (persone con 10-20-30, anche 40 pubblicazioni, spesso inseriti in grandi progetti internazionali, se non addirittura responsabili di progetti), ma non è riuscito a fornire loro opportunità concrete di essere assorbiti nell’Ente (una frazione di assunzioni che sia almeno il 20% del capitale umano). La conseguenza è che una grande frazione di post-doc all’estero si sta trasformando in contratti di lunga durata o permanenti, e che una frazione rilevante dei post-doc italiani ha trovato altre sistemazioni al di fuori dalla ricerca astrofisica (o delle ricerca in generale). In entrambe i casi stiamo di fatto dilapidando una risorsa importante, vanificando anni di programmazione e di sforzi. Stiamo stimolando le “fughe di cervelli”, e per di più senza tentare di attrarne dall’estero in misura comparabile. Mettere a punto una politica scientifica per risolvere questa situazione è in assoluto una delle emergenze più importanti dell’INAF, e di tutti noi.
• Rinvio della data fissata per la facoltà di opzione. Facciamo notare che la delibera del CdA 20/2009 recita ” … al personale astronomo che, “pur avendo mantenuto la qualifica di astronomo associato e di ricercatore astronomo, intenda partecipare ad un pubblico concorso indetto dall’INAF secondo le nuove classificazioni di comparto”, deve essere inteso nel senso che a detto personale, ove risulti vincitore del concorso stesso, deve essere consentito di esercitare il diritto di opzione prima della stipula del contratto di lavoro…” Questo significa che il CdA ha di fatto accettato l’idea che la facoltà di opzione possa essere esercitata dopo il 30/6/2009. È discriminatorio che questo possa valere solo per qualcuno (solo i vincitori di eventuali concorsi) e non si applichi a tutto il personale. Il rinvio permetterebbe l’apertura di una discussione sul problema generale dell’organico INAF composto da due tipologie, per cercare le migliori soluzioni, che non penalizzino nessuna delle due componenti e che al contrario vadano nel segno della valorizzazione del ruolo di ricercatore. A questa discussione è ovviamente fondamentale che partecipino delegati sia del personale contrattualizzato che degli astronomi.
• Richiesta al CdA di promulgare una delibera volta ad eliminare tutte le discriminazioni tra personale contrattualizzato e personale astronomo nei concorsi come nel resto delle attività dell’Ente.
• Predisposizione - entro la data per cui si chiede ai ricercatori astronomi di optare - di una programmazione scientifica sistematica, utilizzando i metodi istituzionali descritti nel DL138 e nel Regolamento INAF, che permetta l’avvio di un programma di reclutamento sui tre livelli basato sul merito, cospicuo e regolare per i prossimi mesi ed anni. A questo fine è importante che esso sia formalmente riportato nel Piano Triennale e che si individuino le azioni per difendere tale programma dalle lungaggini associate all’espletamento dei concorsi e dai tagli finanziari (vedi programmazione per i concorsi I, II e III livello del 2007). Si dovrebbe anche dare finalmente luogo all’aggiornamento del disciplinare concorsi, per renderlo più aderente a standard internazionali, in modo da permettere di selezionare in maniera più efficiente, trasparente e congrua con i bisogni delle strutture i nuovi ricercatori e dirigenti di ricerca.
Potete scaricare la lettera cliccando qui
Read more...
